Gazzettino di Salerno

Mercoledi, 13 Dicembre 2017  10:23:52
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PD, Cuperlo attacca Renzi: 'Condurrai la sinistra ad una sconfitta storica' In evidenza

Vincenzo De Luca è di nuovo al centro del ciclone. Durante il suo intervento alla direzione nazionale del Partito democratico, il governatore della Regione Campania ha definito “bambolina imbambolata” il sindaco di Roma, Virginia Raggi. Le parole dell’ex sindaco di Salerno hanno scatenato forti reazioni nel Pd. “Virginia Raggi non è una bambolina, è il sindaco di Roma e merita rispetto come avversario, come sindaco e come donna”, ha replicato con stile Gianni Cuperlo, recuperando forse consensi in quell’elettorato di sinistra che, deluso, ha protestato votando il M5S.

Secondo il quotidiano l’Unità, quelle di De Luca sono state “parole tipiche del suo linguaggio (a volte) eccessivamente ruvido”. Gli sfottò dell’ex sindaco salernitano sono memorabili. Tre anni fa, paragonò Maurizio Lupi alla figlia di Ugo Fantozzi. Forse schiavo della sua stessa maschera – geniale l’interpretazione di Maurizio Crozza più volte apprezzata dallo stesso De Luca – e della guapparia di chi è stato considerato tra i migliori sindaci in Italia, stavolta il presidente campano non è riuscito a farsi apprezzare in toto dalla platea dem.

Sembrano essere infondate le accuse di sessismo a suo carico. “Ho lavorato con il presidente della Regione per dieci anni quando è stato sindaco di Salerno e il nostro rapporto è stato fondato sul rispetto reciproco. Non posso dire che abbia mai avuto nei miei riguardi o in quelli delle mie colleghe consigliere atteggiamenti poco corretti”, ha raccontato il vicesindaco di Salerno, Eva Avossa, al quotidiano La Città.

Cavalcando l’onda dell’ostilità che c’è tra gli elettori del Pd e quelli del M5S, il presidente della Campania ha commento con ironia e sarcasmo il modus operandi  dei grillini: “I Cinque stelle propongono all'Italia una grande innovazione politica: il Web-Cencelli. E non si è ancora insediata la giunta, guardo con terrore a quando metteranno le mani sui quartieri, sul trasporto pubblico locale, sulla raccolta differenziata, sul bilancio. Mi spiace per Roma, ma questa è la conferma - lo voglio dire a Giachetti - che dio c'è”.

“Dico a Enzo De Luca che ho condiviso larga parte del suo intervento, ma non le parole su Virginia Raggi che merita il nostro augurio di buon lavoro”, ha dichiarato Matteo Renzi. “Il fatto che altri non usino lo stile che noi utilizziamo deve far riflettere loro”, ha aggiunto il premier, “e se vogliamo davvero affermare una dinamica diversa nelle relazioni dobbiamo fare un primo passo noi”.

“Quanto deve prendere la Raggi per avere rispetto? Non basta il 63%? Deve prendere il 90%?”, ha chiesto in maniera provocatoria Pier Luigi Bersani durante la trasmissione In Onda, su LA7. L’ex segretario del Pd ha definito “sgradevole” la battuta di De Luca sul sindaco di Roma. Concentrandosi sul referendum costituzionale, Bersani ha chiesto indirettamente al premier: “Vorrei sapere se, a giudizio di Renzi, uno nel Pd che vuole votare no al referendum è ancora del Pd o no”.

“Se vincerà il No e Renzi insisterà nel volersi dimettere, dopo di lui non ci sarà il diluvio, semmai il buonsenso”, ha dichiarato Massimo D’Alema in un’intervista a La Stampa. “Io non chiedo le dimissioni di questo governo”, ha aggiunto. “Se cade questa pasticciata e confusa riforma, il Parlamento non soltanto potrà non essere sciolto - e da questo punto di vista confido nella saggezza del Capo dello Stato - ma io credo che ci saranno anche un governo, se necessario, e una nuova legge elettorale”.

Per la prima volta, l’elettorato del Partito democratico potrebbe recarsi diviso alle urne. Chi voterà SI, sosterrà le riforme costituzionali frutto di politiche economiche neoliberiste condotte dal governo Renzi e da quelli che lo hanno preceduto. Coloro i quali sosterranno il NO, difenderanno la nostra Costituzione, nata sui valori della Resistenza partigiana, e la nostra democrazia.

Annunciando il suo sostegno in favore del NO, alcuni giorni fa, a Ballarò, D’Alema ha detto: “Non voterò secondo indicazioni di partito: sulla Costituzione si vota secondo coscienza”.

Quello del referendum costituzionale è stato uno degli argomenti principali affrontati dal Partito democratico, che vede legato alle sorti del voto anche quelle del suo futuro. In questi ultimi mesi, è diventata sempre più netta e insanabile la frattura tra la segreteria e la minoranza del partito: prima forza di opposizione in Italia. Il congresso del Pd potrebbe essere la fine di un percorso politico e l’inizio di uno nuovo per la sinistra italiana che, orfana di Silvio Berlusconi, ha trovato in casa il proprio avversario: il frutto di vecchie alleanze ormai anacronistiche ed inefficaci.

Analizzando i risultati delle ultime elezioni amministrative, Gianni Cuperlo ha affermato: “Segretario, in questa manciata di anni tu hai letteralmente scalato il potere, legittimamente. Lo hai fatto con un linguaggio brusco, del tipo pane al pane. Io vorrei chiederti, con umiltà quanti voti è costata quella tua battuta su Marchionne e i sindacati. La platea forse si è data di gomito, ha applaudito, ma le urne hanno scioperato”.

“Fermati e rifletti”, ha aggiunto, “perché noi abbiamo subito una sconfitta e tu stai disperdendo una parte della storia mia e di altri. Anche noi abbiamo portato la risorsa più preziosa per una comunità politica: donne, uomini che vanno rispettati”.

“A Grillo, mesi fa, tu hai detto: ‘Esci dal blog, entra nella vita reale’. A modo suo, lui l’ha fatto. Adesso lui è a Roma e a Torino con il mondo reale”, ha ricordato Cuperlo. “Sono costretti a misurarsi. Adesso con grande modestia, però, io dico a te: se puoi, esci tu dal talent di un’Italia patinata e fatta tutta di opportunità e scopri la modestia, che non è nel tono della voce. Se sei a capo della sinistra, la modestia, l’umiltà è guardare la vita di chi non attende che gli parliamo solo di un talento che forse lui non ha, ma di un giudice a Berlino e di diritti che gli spettano; diritti non un bonus. Quello si concede dall’alto. I diritti sono la patente di una cittadinanza collettiva. E’ suonato l’allarme, l’ultimo”.

“Oggi tu sei vissuto come l’avversario da una parte della destra - e va bene così -, ma anche da un pezzo della sinistra. E per chi ha scelto questo simbolo questo è un dramma”, ha concluso Cuperlo. “Adesso, senza una svolta, tu condurrai la sinistra ad una sconfitta storica”.

 

Vincenzo Iannone

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