Gazzettino di Salerno

Sabato, 16 Dicembre 2017  21:43:26
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Alla ricerca della Sinistra In evidenza

Ventotto anni dopo la Svolta della Bolognina, sembra essere iniziato il processo di riunificazione della sinistra in Italia. Lo scorso settembre, alla festa di Sinistra Italiana di Reggio Emilia, Massimo D’Alema ha dichiarato: “Il tempo c'è, ci deve essere. Penso che entro novembre dobbiamo stabilire nome e simbolo della nuova forza di sinistra”.Perché non sia un cartello elettorale, l'antidoto è la democrazia: non penso a una riunione di segretari ma a un processo dal basso – ha aggiunto - con delegati a un'assemblea costituente e programmatica”.

Il 3 dicembre, a Roma, si terrà l’assemblea nazionale per la lista unitaria della sinistra alla quale parteciperanno Articolo UNO-MDP, Sinistra Italiana e Possibile. Alcuni giorni fa, è stata annullato l’incontro organizzato al Teatro Brancaccio da Anna Falcone e Tomaso Montanari. Delusi per l’occasione sfumata, il Partito della Rifondazione Comunista e l’Altra Europa con Tsipras non saranno presenti al prossimo appuntamento.

Il Partito Comunista Italiano ha espresso un giudizio positivo sulla convocazione dell’assemblea romana da parte del collettivo Je so’ pazz. L’iniziativa è stata bocciata, invece, dal Partito Comunista dei Lavoratori, che condividerà con Sinistra Classe Rivoluzione un cartello elettorale comune. Il Partito Comunista resta sulle proprie posizioni.

Cento anni dopo la Rivoluzione d’Ottobre, la sinistra appare più che mai divisa. Il processo di riunificazione ha preso ufficialmente il via dopo la vittoria del NO al referendum costituzionale proposto da Matteo Renzi. Durante la campagna referendaria, l’ex sindaco rottamatore aveva più volte dichiarato che si sarebbe ritirato a vita privata in caso di sconfitta. Ciò non è avvenuto. Anzi, Renzi non solo ha continuato la sua carriera politica, ma ha anche vinto le primarie del PD, diventandone il segretario nazionale.

Accusato di avere un comportamento autoritario e di essersi avvicinato al nemico storico, Silvio Berlusconi, Renzi ha superato – anche grazie al voto dei non iscritti al PD – i suoi diretti avversari: Andrea Orlando e Michele Emiliano che, in diverse occasioni, non hanno nascosto il loro mal di pancia.

Giunto al governo evitando le elezioni, attraverso accordi di partito, Renzi ha applicato politiche neoliberiste che non hanno ottenuto grande entusiasmo tra gli studenti e i lavoratori, che si sono allontanati dal centrosinistra per ripiegare sull’astensionismo e sul qualunquismo.

La sua idea di riforma costituzionale, simile a quella ideata in passato da Licio Gelli, è stata bocciata da milioni di cittadini italiani che, in massa, si sono recati alle urne per difendere la Costituzione nata sui valori della Resistenza partigiana.

La vittoria del NO - frutto anche del lavoro svolto dall’ANPI, da Articolo UNO – MDP, da Sinistra Italiana e dai diversi partiti di sinistra – ha definito lo strappo tra il nuovo soggetto politico fondato dagli “scissionisti” e il PD che, anche in questa occasione, è diventato sinonimo di PerDente.

Le elezioni amministrative in Sicilia non hanno cambiato questo trend. L’isola, si sa, non è mai stata tra le “regioni rosse”. La vittoria del centrodestra non è stata una novità, rappresentata invece dalla crescita del M5S. Forte l'astensionismo. Nonostante gli attacchi del PD, il candidato Claudio Fava è riuscito a riportare la sinistra in consiglio regionale, segnando una doppia sconfitta per Matteo Renzi.

Nel corso degli anni, la sinistra ha subito diverse scissioni. In passato, però, a distinguere le opinioni dei maggiori leader di questo movimento politico internazionale era la tattica da applicare e non l’idea di società che essi, invece, condividevano. Diverse erano le strade da percorrere, ma non l’obiettivo finale.

Nel caso del centrosinistra, invece, si è dissolta l’alleanza tra due forze politiche che hanno visioni della società italiana e del mondo totalmente diverse e spesso contrastanti. Questa competizione è il frutto di una ricerca iniziata non in epoca moderna, ma nell’Antica Grecia. La cultura classica ha influenzato il pensiero di diversi filosofi ed intellettuali europei. Nel caso specifico del Bel Paese, ha forgiato gli eroi del Risorgimento ed ha alimentato diverse battaglie sociali e politiche di grande attualità.

Il nuovo “compromesso storico” nato negli anni ’90 per combattere il centrodestra, non ha avuto più efficacia e ragione storica nel momento in cui è venuto meno l’uomo che, per più di vent’anni, ha tenuto unito il centrosinistra: Silvio Berlusconi.

Al di là delle dispute e rivalità, anche personali, all’interno del centrosinistra, il Partito Democratico ha subito un forte calo per due motivi: non ha saputo dare risposte concrete alla crisi economica e non ha realizzato quell’opera di rinnovamento politico tanto atteso dal popolo italiano, dopo la dissoluzione del PDL e la fine del bipolarismo.

Dal giorno della sua discesa in campo, Berlusconi ha sempre accusato di bolscevismo tutti coloro i quali osassero criticare il suo operato (stampa e magistratura in primis). I vocaboli “comunista” e “di sinistra” sono diventati aggettivi dispregiativi, segno di intolleranza nei confronti dei propri avversari politici. Termini come “peste rossa” e “rottamati” si sono aggiunti al dizionario reazionario dei qualunquisti e dei renziani: tigri di carta nella giungla della politica italiana in cui troppo spesso si dimenticano i valori su cui sono nate la nostra repubblica e la nostra democrazia.

Gli attacchi del leader di Forza Italia sono comprensibili. Discutibile è stata la scelta di una parte della sinistra di rinnegare la propria storia e la propria identità. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, il movimento ha perso il suo principale punto di riferimento, sia dal punto di vista teorico che organizzativo, pur avendo preso le distanze da Mosca in più occasioni nel corso del ‘900. Nel corso degli anni, la sinistra si è allontanata dalla classe lavoratrice entrando a far parte di quella casta politica tanto odiata oggi dal popolo italiano. Il settarismo di una parte della dirigenza, prima, e la condivisione di politiche neoliberiste, poi, hanno alimentato l’astensionismo e il qualunquismo in Italia. La sinistra si è indebolita a tal punto da perdere la propria voce: l’Unità, il giornale fondato da Antonio Gramsci.

Allo stesso tempo, in un clima da stadio, ha favorito lo sviluppo di un sentimento nostalgico nei confronti di Stalin, tra i vincitori della Seconda Guerra Mondiale. Ciò avviene nei circoli di alcuni partiti politici e centri sociali, e purtroppo anche su internet. Sembrerà strano, ma è la stessa corrente di pensiero che ha portato una parte della dirigenza ad avere un comportamento settario, preferendo il tatticismo “da vecchia politica” alla lotta dal basso, escludendo soprattutto i militanti più giovani. Ciò ha portato ad un conflitto generazionale all’interno del movimento e al concetto di “rottamazione”.

“Che cosa chiede, qui al vecchio compagno, il giovane compagno, quando chiede?”, dovrebbero chiedersi i dirigenti di partito, che hanno tutto il diritto e il dovere di portare a termine la loro battaglia iniziata nel 1994. In un paese in cui la disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli record e la popolazione vive la sua Grande Depressione, la sinistra deve ben definire chi rappresenta, per cosa lotta e contro chi, in Italia e all’estero.

Urge un confronto civile e democratico all’interno della galassia della sinistra - e non un processo popolare - in cui ognuno deve avere il diritto e la libertà di esprimersi.

In questi ultimi vent’anni, il centrosinistra ha avuto un’organizzazione verticistica ed aziendalistica, simile a quella dei suoi avversari. La mancanza di una formazione politica ben definita e di un confronto democratico tra le sua fila ha trasformato il militante in una sorta di agente di commercio acritico. Chi non studia non è un vero rivoluzionario.

Il senso critico e autocritico rappresenta una peculiarità della sinistra: è l’unico fattore in grado di rigenerarla nel corso del tempo e di renderla sempre più innovativa e al passo con i tempi. Grazie a questo elemento, non può mai essere conservatrice e reazionaria. E’ il motore di un progresso permanente che porta all’evoluzione della nostra società.

La nuova legge elettorale, voluta fortemente da Matteo Renzi e da Silvio Berlusconi, preserverà ancora per un po’ l’attuale classe politica e il sistema Italia-Europa, ma non potrà evitare l’aumento dell’astensionismo: il vero fallimento della democrazia rappresentativa. Il Rosatellum non può essere utilizzato per effettuare una sorta di epurazione ed “eliminare” i dirigenti non allineati all'interno dello stesso movimento politico - sperando di ottenere il consenso del loro elettorato in una fase successiva - e portare avanti vecchi accordi e alleanze fallimentari.

Bisogna avviare al più presto un processo di confronto democratico tra tutti i dirigenti e i militanti della sinistra per sviluppare insieme un programma unitario da realizzare in Parlamento. Le alleanze devono essere una conseguenza del programma elettorale e non viceversa.

Creare un movimento che abbia la durata di una generazione non è una scelta vincente. E’ necessario fondare al più presto un partito d’avanguardia in grado di rappresentare l’intera classe lavoratrice in Parlamento, di formare la nuova dirigenza e i giovani militanti (tra cui i cittadini italiani di origini straniere), affinché il Paese possa affrontare con saggezza il futuro.

 

Vincenzo Iannone

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