Gazzettino di Salerno

Mercoledi, 23 Maggio 2018  08:21:09
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Quale fascismo?

Questa del 2018 è considerata da diversi opinionisti come una delle campagne elettorali meno appassionanti degli ultimi anni. Si contesta il fatto che siano scomparsi i temi di attualità legati all’economia, all’Europa, al lavoro, alla sanità, all’istruzione, alla ricerca, alla guerra, all’immigrazione, al sistema carcerario, all’ambiente, alla criminalità organizzata, all’informazione e alla cultura.

I leader politici evitano di confrontarsi pubblicamente su questi argomenti, ma preferiscono attaccarsi gli uni contro gli altri attraverso i principali mass media e social network. Questo comportamento potrebbe essere sintomo di insicurezza. Inoltre, potrebbe nascere il sospetto che ci possa essere una sorta di complicità tra i diversi candidati - pur avendo idee ed opinioni contrastanti - nell’evitare di evidenziare gli errori commessi in passato, sia da governanti che da oppositori.

Il 4 marzo, andremo a votare con una legge elettorale che potrebbe non garantire la governabilità a nessun schieramento, a meno che non ci siano dei colpi di scena. Silvio Berlusconi governerà con Matteo Salvini e con Giorgia Meloni, o con Matteo Renzi? Il Movimento 5 Stelle avrà i numeri per governare? Chi è più vicino a Luigi Di Maio, Pietro Grasso o Matteo Salvini? Potrà mai ricucirsi lo strappo del centrosinistra?

Si respira un’aria di grande incertezza in Italia. L’oroscopo sembra essere più affidabile dei sondaggi. Non è da escludere che possa essere alto il tasso di astensionismo. Dopo il voto, potrebbero aprirsi diversi scenari nel nostro Paese. Tra le varie ipotesi, c’è quella del ritorno alle urne dopo la nascita di un governo del Presidente, il cui compito sarà quello di formulare una nuova legge elettorale in grado di coinvolgere maggiormente i cittadini italiani che, negli ultimi anni, hanno partecipato sempre meno alla vita politica del loro Paese, partendo dai territori. La famosa “casta politica” non è nata solo dal comportamento settario di alcuni dirigenti di partito, ma anche da leggi elettorali meno compatibili con la democrazia italiana.

Negli ultimi dieci anni, i vari governi neoliberisti non hanno saputo affrontare la crisi economica. Ciò ha portato ad un aumento delle diseguaglianze - secondo l'Istat, nel 2016, quasi un italiano su tre è a rischio povertà - e a una Grande Depressione in Italia. Nemmeno la fede e lo sport sono riusciti a sedare questo malessere sociale, che ha generato grande delusione e rabbia nel popolo italiano. Quest’ultimo, da un lato, si è espresso con un qualunquismo ipocrita o con l’astensionismo, dall’altro con la violenza. Questo fenomeno non si è verificato solo in Italia, ma in diversi paesi occidentali. Solo adottando politiche economiche compatibili con il sistema democratico, che rispettino i diritti dei lavoratori e l’ambiente, l’Europa potrà invertire questo senso di marcia.

La campagna elettorale è stata caratterizzata da un elemento fondamentale della nostra democrazia: l’antifascismo. I fatti di Macerata e di Perugia hanno risvegliato le coscienze degli italiani, che sono scesi in piazza per dire no alla violenza fascista e razzista. E’ tornato alla vita un sentimento sul quale sono nate la nostra Repubblica e la nostra Costituzione. Il M5S non ha partecipato alla manifestazione antifascista organizzata a Roma dall'ANPI.

Alcuni giorni fa, Laura Boldrini, candidata di Liberi e Uguali, ha chiesto che, durante la prossima legislatura, vengano sciolte le organizzazioni neofasciste. Più che giusto e condivisibile l’appello lanciato dal Presidente della Camera dei Deputati attraverso un video su Facebook, dopo gli episodi di violenza che hanno segnato le ultime settimane. Una tale riforma metterebbe in evidenza la forza, la solidità e la credibilità della nostra democrazia nel mondo.

Forza Nuova e Casapound sono al centro dei riflettori dei mezzi di comunicazione, ma non bisogna dimenticare che sono ancora tanti gli ex esponenti del Movimento Sociale Italiano presenti oggi in Parlamento.

Anche questa volta, Berlusconi è riuscito a convincere la Lega Nord. Salvini ha voltato le spalle a Casapound, che si era dichiarata pronta a sostenere un suo governo. Durante la campagna elettorale, Berlusconi ha detto più volte di non volere alcuna intesa con gli “estremisti”.

L’ex Cavaliere ha sempre nutrito grande simpatia per Renzi, suo storico erede. Le esperienze fatte con Umberto Bossi e Gianfranco Fini potrebbero aver segnato, in maniera indelebile, le scelte politiche di Forza Italia.

Pur essendo stato generato dal Partito Democratico per rubare voti a Forza Italia e al M5S, una volta salito al potere, l’ex sindaco rottamatore ha adottato politiche di destra che hanno allontanato il PD dalla classe lavoratrice, portando il centrosinistra a collezionare una lunga serie di sconfitte. Questa la causa principale della scissione che ha portato alla nascita della lista di sinistra Liberi e Uguali, rappresentata da Pietro Grasso.

Chi non chiude la porta alla Lega Nord è il campano Luigi Di Maio. “Spero che gli italiani mi diano maggioranza per poterli ignorare”, ha dichiarato all’Ansa il leader grillino. In passato, i pentastellati hanno adottato politiche simili a quelle leghiste sull’immigrazione, sui diritti civili e sull’Europa.

I grillini non hanno preso le distanze in maniera netta dal fascismo. Nel mese di settembre, il M5S ha votato contro la Legge Fiano che introduce il reato di propaganda del regime fascista e nazista, anche sul web. Nel 2016, a Ragusa, un consigliere comunale è stato espulso dal M5S per aver espresso apprezzamenti, su Facebook, nei confronti di Benito Mussolini.

Attraverso la campagna di raccolta firme dal titolo “Mai più fascismi”, l’ANPI ha lanciato un appello a tutte le istituzioni democratiche per denunciare il moltiplicarsi “nel nostro Paese sotto varie sigle organizzazioni neofasciste o neonaziste presenti in modo crescente nella realtà sociale e sul web. Esse diffondono i virus della violenza, della discriminazione, dell'odio verso chi bollano come diverso, del razzismo e della xenofobia, a ottant'anni da uno dei provvedimenti più odiosi del fascismo: la promulgazione delle leggi razziali”.

Durante la storica intervista a Porta a Porta del 2014, Beppe Grillo ha dichiarato: “Noi non siamo violenti, anzi, abbiamo tolto la violenza dalle strade”. “Se qua non si è formato un partito violento, il fascismo che l’abbiamo inventato noi - secondo il comico genovese, tornato in RAI dopo ventun anni di assenza - lo devono al Movimento 5 Stelle, che ha incanalato tutte le forze più incattivite in un movimento democratico”. La violenza dei giorni scorsi ha dimostrato il contrario.

Gli attacchi alla Piattaforma Rousseau, le espulsioni e gli addii di diversi militanti, i mancati rimborsi elettorali da parte di alcuni di essi che non hanno rispettato le regole basilari del movimento, i legami di alcuni candidati con la massoneria, l’impotenza delle amministrazioni comunali pentastellate difronte ai problemi delle loro città hanno dimostrato che il sogno grillino è un’utopia.

Negli ultimi quattro anni, il M5S ha subito forti cambiamenti. Il dato più sconcertante è che, da parafulmine della democrazia e forza innovatrice, il M5S si è trasformato in un partito conservatore e reazionario. Dopo aver giurato fedeltà all’America di Donald Trump - un paese che ha perso credibilità agli occhi del mondo - Di Maio ha affermato di voler realizzare la rivoluzione liberale di Berlusconi. In un’intervista sull’immigrazione, ha definito il leader di Forza Italia un “traditore della Patria”. Il fondatore della Fininvest non si sarà offeso, però, nel sentir dire dal leader grillino che “la patrimoniale è una tassa illiberale”.

Cosa hanno in comune Forza Italia e il M5S? Bisogna ricordare, innanzitutto, che nel 2004, in provincia di Torino, Gianroberto Casaleggio si candidò nella lista civica di centrodestra “Per Settimo”, a dimostrazione del fatto che l’ex “guru” del movimento avesse una cultura liberale.

Entrambi i partiti sono legati alla storia di due grandi imprenditori. Il primo ha fondato la Fininvest, società proprietaria della Mediaset, della Mondadori e di tante altre aziende che lavorano in diversi settori dell’economia. Il secondo è stato il creatore della Casaleggio Associati, che investe nell’editoria digitale, nell’e-commerce e in diverse attività in rete. Inconfutabile la natura borghese dei due partiti politici, che spiega le ragioni delle loro politiche economiche.

Nonostante le similitudini tra i due partiti-aziende, non sono mancate le frecciate tra il M5S e Forza Italia in questa campagna elettorale. “Sono tornato in campo per evitare che vada al governo, non il Pd, ma una setta pericolosa dove c’è quel signore pluricondannato di Genova che dà ordini a persone senza arte né parte di cui l’87 per cento non ha mai fatto una dichiarazione dei redditi. E quindi o hanno evaso o, più probabilmente, mai lavorato”, ha detto alcuni giorni fa Berlusconi, al Teatro Manzoni di Milano.

La campagna elettorale del M5S si basa principalmente sull’onestà dei suoi candidati e sulla loro lotta alla classe politica corrotta. Sarà la magistratura a verificare il tutto. La battaglia grillina, come ha sottolineato Di Maio a Livorno (città in cui fu fondato il Partito Comunista d’Italia), prende ispirazione anche dalla “questione morale” affrontata nel 1981 dall’ex leader comunista, Enrico Berlinguer. Come una vera pop star, il candidato premier grillino ha saputo ammaliare il pubblico livornese.

In questi ultimi anni, il M5S si è istituzionalizzato e si è imborghesito. Lo dimostra il fatto che, nonostante la loro rinuncia ai rimborsi elettorali e ai vitalizi, i parlamentari cinquestelle guadagnino più degli operai. Il candidato premier non si è mai laureato, eppure percepisce uno stipendio maggiore rispetto a tanti professionisti italiani.

Secondo l’Istat, nel mese di gennaio, la disoccupazione è risalita all’11,1% (+0,2% punti percentuali rispetto a dicembre). “Crescono in misura consistente i dipendenti a tempo determinato, mentre calano i permanenti e gli indipendenti”, riporta l’istituto di ricerca.

Il M5S è stato fondato nel 2009, un anno dopo l’inizio della crisi economica. E’ accaduto durante il governo Berlusconi, in un periodo in cui soprattutto i più giovani hanno iniziato a protestare contro il degrado politico e culturale del nostro Paese. Ciò ha portato alla nascita del Popolo Viola.

All’inizio del nuovo millennio, erano soprattutto i comici a fare l’opposizione in TV e a cercare di risvegliare le coscienze degli italiani. Forse non è un caso che sia stato scelto Beppe Grillo come leader e uomo immagine del M5S.

All’epoca, Berlusconi era solito accusare di bolscevismo la magistratura e i giornalisti che osavano criticare il suo operato. A differenza di questa campagna elettorale, la questione legata al “conflitto d’interesse” era all’ordine del giorno. La libertà di stampa era in pericolo.

In passato, anche il M5S ha attaccato la stampa e i sindacati. Oggi, si scaglia contro la massoneria, quella che, secondo Antonio Gramsci, “è stato l'unico partito reale ed efficiente che la classe borghese ha avuto per lungo tempo”. Questa nuova battaglia grillina non rispetta l’art. 18 della nostra Costituzione, che sancisce la libertà di associazione. Anche Mussolini bandì la massoneria nel 1925, dopo averne fatto parte. Non tutte le organizzazioni massoniche sono come la P2: una loggia massonica segreta finanziata dalla CIA durante la Guerra Fredda per combattere il comunismo in Italia, attraverso la corruzione.

Per certi versi, possiamo dire che il grillismo è figlio del berlusconismo. Nasce come una forma di ribellione alla sua politica e alla sua cultura consumistica di massa, alimentata dalle televisioni commerciali sviluppatesi negli anni ’80, e diventa una sua versione aggiornata su internet, sui social network e sui principali mezzi di comunicazione, nel nuovo millennio.

Negli ultimi anni, la politica è entrata a far parte del mercato globale. Il voto elettorale è diventata una merce. Il personaggio politico è diventato una sorta di agente di commercio: un interlocutore tra il cittadino, i partiti e le imprese italiane e straniere.

Adottando il sistema di analisi marxiano della “struttura – sovrastruttura”, possiamo affermare che il berlusconismo e il grillismo sono frutti dello stesso sistema economico. Allo stesso tempo, le loro aziende hanno un forte impatto sull’economia nazionale.

Un’altra peculiarità del M5S consiste nella lotta alle ideologie politiche del ‘900. Il carattere qualunquista è sempre stato presente anche nelle reti televisive berlusconiane. Il movimento non ha un’ideologia politica ben precisa, ma pesca le idee attraverso una ricerca di mercato quotidiana in rete.

Il web marketing consente di mettere in moto una macchina della propaganda talmente efficace da far invidia persino a Joseph Goebbels. Il modello pentastellato ha influenzato tutti gli altri partiti politici che, come un qualsiasi sistema operativo in rete, sono costretti ad essere sempre aggiornati per essere competitivi. Un esperto di marketing e di rete alle sue dipendenze può essere più importante di un leader politico e del suo programma elettorale. Il mercato riuscirà a soddisfare le esigenze dei cittadini nel campo della politica?

La mancanza di un’ideologia ben definita è sempre stato un grosso limite per il M5S, che fino ad ora non ha mai preso delle posizioni ben precise sui temi di attualità. Le opinioni dei maggiori leader hanno sempre oscillato in base alle richieste della rete, evidenziando la debolezza di un partito privo di una linea politica. Di Maio & company hanno sempre puntato sulle idee prodotte dai loro follower e non sulle ideologie del secolo scorso. Cosa accadrebbe se ci fosse una sovrapproduzione di idee in rete?

Avere un’ideologia significa avere delle idee e delle opinioni ben precise su ciò che riguarda la nostra società. La destra razzista vuole che la nostra storia sia una lotta tra le civiltà. Il centro crede che sia Dio l’artefice del nostro destino.

La sinistra pensa che la lotta tra le classi sociali sia il motore della storia. In “Il Manifesto del Partito Comunista”, pubblicato a Londra il 21 febbraio 1848, Karl Marx e Friedrich Engels, infatti, hanno illustrato al mondo i concetti del Socialismo scientifico.

Le diseguaglianze e i conflitti sociali nel nostro Paese, aggravati dalla crisi economica globale e dalle politiche neoliberiste degli ultimi governi, presto obbligheranno il M5S a scegliere da che parte stare, se con i capitalisti o con i lavoratori. Questa scelta cambierà definitivamente la storia del movimento, che dovrà tenere conto del fatto che il mercato non tollera chi si oppone allo sviluppo dell’economia globale: né la destra nazionalista, né la sinistra anticapitalista.

Oggi, i governi nazionali e locali puntano molto sugli investimenti delle aziende straniere in Italia. Non tutte, però, rispettano i diritti dei lavoratori. Questa nuova forma di sfruttamento, legalizzata dai governi neoliberisti, potrebbe essere considerata come una nuova forma di fascismo.

Il regime mussoliniano opprimeva la classe lavoratrice con la violenza. Il Jobs Act ha messo in ginocchio i sindacati. In futuro, le aziende private potrebbero ricattare i loro dipendenti e, minacciandoli di licenziamento, potrebbero ridurli in schiavitù. La disoccupazione potrebbe dare la possibilità agli imprenditori di selezionare il proprio personale ed offrire ai loro dipendenti diversi contratti di lavoro. Se ciò accadesse anche alla stampa, la libertà sarebbe in grave pericolo.

Le banche e gli enti pubblici non garantiscono sempre il loro supporto alle imprese. La corruzione, figlia delle diseguaglianze, diventa, così, l’unico modo per ottenere il capitale. D’altronde, diverse aziende italiane preferiscono investire o delocalizzare all’estero, dove la pressione fiscale e il costo del lavoro sono inferiori.

Al sud, invece, dove è a ancora presente il fenomeno del caporalato, sono molte le imprese private che, per essere competitive, offrono lavoro a nero, anche ai cittadini extracomunitari. Nel Mezzogiorno d’Italia, col passare degli anni, si è assistito ad un altro fenomeno sociale, legato all’imborghesimento delle mafie. Sono tante, infatti, le imprese collegate alla criminalità organizzata.

La Questione meridionale è ancora attuale. I giovani laureati scappano all’estero, gli stranieri arrivano in Europa con la speranza di un futuro migliore. La globalizzazione ha portato ad una vera e propria guerra tra poveri in cui il razzismo è un elemento fondamentale per la propaganda delle destre populiste.

Non vi è stato nessun “biennio rosso” né alcuna Rivoluzione d’Ottobre durante la crisi economica e l’infinita guerra in Medio Oriente. Che senso ha parlare di fascismo, in un periodo in cui le grandi aziende italiane sono delle S.p.a. quotate in borsa e con sedi legali all’estero? Qual è la vera minaccia per le imprese private italiane? Il 4 marzo, sarà importante analizzare il voto delle PMI e della classe media, principale vittima della crisi economica.

Convinto di vincere le elezioni, Di Maio ha già presentato ai mass media la sua squadra di governo. Totale sicurezza nell’avere i numeri per governare o semplice guapparia? Il leader pentastellato riscuote oggi grande successo soprattutto tra i più giovani, cresciuti in una società consumistica e tecnologica.

In un paese come l’Italia, segnato dalle ingiustizie sociali, è nato e si è formato il cittadino grillino. Come si è detto, da rivoluzionario è diventato conservatore e reazionario. Qualora volessimo paragonarlo ad un personaggio della letteratura italiana contemporanea, penseremmo subito a Marcello Clerici, il protagonista de “Il conformista”: romanzo scritto da Alberto Moravia nel 1951 (edito da Mondadori), ambientato in epoca fascista, dal quale è stato estratto un film omonimo diretto da Bernardo Bertolucci nel 1970.

Cosa hanno in comune i due soggetti? Parlando del suo personaggio, Moravia ha spiegato che egli “si sente un elemento anti-sociale e fa di tutto per integrarsi nella società che gli sembra voglia espellerlo”.

In una sorta di conflitto edipico, il cittadino pentastellato, per amor di Patria, combatte il politico corrotto e corruttore che lo ha generato. All’inizio, è invaso da un forte fervore rivoluzionario che nasconde il desiderio di integrazione all’interno della nostra società. In un secondo momento, diventa conformista per essere accettato dalla maggioranza degli italiani.

Questa instabilità potrebbe portare l’elettore grillino a voltare le spalle al M5S, qualora dovesse fallire anche a livello nazionale ed internazionale. Se nella società consumistica anche la politica è una merce, allora anche il movimento in futuro potrebbe non essere più trendy.

“Il fascismo si è presentato come l’anti-partito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odi, dei desideri. Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia antisociale di alcuni strati del popolo italiano”, ha spiegato Antonio Gramsci in un articolo pubblicato su L’Ordine Nuovo nel 1921.

Frutto di una società consumistica sviluppatasi nei decenni passati, il grillismo ha già formato culturalmente e politicamente diverse generazioni di italiani, attraverso i principali mezzi di comunicazione e social network. Il M5S divide e comanda, tenendo incollati i suoi militanti e simpatizzati davanti alle moderne ed alienanti tecnologie, attraverso le quali ogni frase del leader può diventare un comandamento, ogni sua idea o opinione può trasformarsi in dogma.

“Il regime è un regime democratico - ha spiegato Pier Paolo Pasolini in una famosa intervista alla RAI del 1974 in cui paragonava il fascismo alla società italiana del dopoguerra - ha però quella acculturazione, quella omologazione che il fascismo non è riuscito assolutamente a ottenere, il potere di oggi, cioè il potere della civiltà dei consumi, invece riesce ad ottenere perfettamente: distruggendo le varie realtà particolari, togliendo realtà ai vari modi di essere uomini che l'Italia ha, che l'Italia ha prodotto in modo storicamente molto differenziato. E allora questa acculturazione sta distruggendo, in realtà, l'Italia; allora posso dire senz'altro che il vero fascismo è proprio questo potere della civiltà dei consumi che sta distruggendo l'Italia”.

 

Vincenzo Iannone

 

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