Pleonastico: significato e quando si utilizza questo termine

Pleonastico: significato e quando si utilizza questo termine

16 Settembre, 2019 0 Di Serena

Che cosa si intende con il termine pleonastico e quando deve essere utilizzato nel modo corretto? La terminologia deriva dal latino “pleonastikós” e “pleonasmos”, tradotto in ‘eccesso o abbondanza’. L’aggettivo pleonastico viene quindi utilizzato per descrivere una serie di comportamenti e azioni superficiali, del tutto prive di utilità. Ma andiamo ad approfondire nel dettaglio tutte le curiosità sul termine.

Pleonastico: origine e significato

L’aggettivo pleonastico deriva dal latino per descrivere tutta una serie di situazioni e comportamenti inutili. Il termine viene tuttavia utilizzato anche in grammatica e retorica per rafforzare il concetto di forza e intensità del testo. Gli aggettivi pleonastici vengono utilizzati soprattutto nel linguaggio colloquiale, ma vengono evitati all’interno dei linguaggi formali scritti. Nel linguaggio forbito l’aggettivo pleonastico viene utilizzato per descrivere puntualizzazioni superflue da eliminare.

Sinonimi e contrari dell’aggettivo

Il termine pleonastico viene utilizzato nel linguaggio italiano scritto dal Cinquecento, mentre la forma aggettiva è entrata a far parte della scrittura nel periodo dell’Ottocento. I sinonimi di pleonastico sono: inutile, scontato, ovvio, superfluo, inutile, eccedente, ridondante, sovrabbondante. I contrari di pleonastico sono: utile, indispensabile, necessario, essenziale. L’effetto della terminologia assume un carattere di ridondanza all’interno di una frase.

Esempi dell’utilizzo di pleonastico

All’interno del mondo della letteratura l’aggettivo pleonastico viene utilizzato per rafforzare diversi concetti. Pleonastico è formato da undici lettere, cinque vocali e sei consonanti. Tra gli esempi d’autore citiamo:

“Io il mare l’ho sempre immaginato come un cielo sereno visto dietro dell’acqua” di Cesare Pavese, in Feria d’agosto.

“Lei sa che noi altre monache, ci piace di sentir le storie per minuto…” di Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi, capitolo IX.

“A me mi par di sì: potete domandare nel primo paese che troverete andando a diritta. – E glielo nominò” di Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi, capitolo XVI.

“Si voltò poi a don Abbondio, e gli disse: – signor curato, se mai desiderasse di portar lassù qualche libro, per passare il tempo, da pover’uomo posso servirla (…) ma però…” di Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi, Capitolo XXIX.

Come aggettivo il termine può essere utilizzato per rafforzare frasi come: “a noi ci sembra giusto”, “non me ne importa nulla di questa storia!”, “a me mi piace” , “Mio padre mi fece notare che la mia era una puntualizzazione pleonastica”. Grazie alla maggiore intensità comunicativa ci si può servire dell’aggettivo pleonastico per conferire ad una frase, un’azione, un linguaggio familiare e colloquiale la giusta enfasi corretta anche dal punto di vista grammaticale.